LE STORIE DEL MEDAGLIERE

 

Gazzettino Imperiale Toscano

 

 

Una nave in gran tempesta.

Le variazioni politiche della Toscana fra 1790 e 1814

 

Quando, il primo marzo 1790, il Granduca Pietro Leopoldo lasciava Firenze per andare ad assumere la corona imperiale a Vienna, l’entità territoriale che oggi conosciamo con il nome di Regione Toscana aveva un aspetto assai differente da quello che vediamo oggi, consultando una carta o un atlante. L’unità geografica che siamo abituati a riconoscere era all’epoca suddivisa fra ben sei entità politiche differenti.

Vi era innanzitutto la grande massa del Granducato di Toscana, formatosi nel corso del Rinascimento attraverso l’espansione territoriale della Repubblica di Firenze, che aveva successivamente inglobato i territori della Repubblica di Pisa (1406) e della Repubblica di Siena (1559) e che estendeva i suoi confini anche al di là dell’Appennino, nei territori delle quindici comunità della cosiddetta “Romagna granducale”, ricomprese, nel 1790, nelle cancellerie comunitative di Firenzuola, Marradi, Terra del Sole, Rocca San Casciano, Galeata, Bagno e Verghereto. Incuneato nelle montagne a nord di Firenze, rimaneva il feudo imperiale di Vernio, governato dai conti Bardi, che, sebbene patrizi fiorentini, mantenevano una giurisdizione propria sul territorio del feudo.

A nord-ovest dei territori del Granducato si trovava la Repubblica di Lucca, che occupava parte della costa versiliese fin sotto Pietrasanta e la zona montana a nord e ad est della città. Oltre Lucca, in quello che è ora il “braccio” di territorio che si insinua tra Liguria ed Emilia Romagna, si estendeva un pulviscolo di feudi imperiali, territori del Ducato di Massa e Carrara e del Ducato di Parma e Piacenza e comunità distaccate appartenenti alla Repubblica di Lucca e al Granducato di Toscana, che si intrecciavano fra loro in un mosaico di confini difficilmente districabile.

Sulla costa meridionale, entità separate erano parimenti il Principato di Piombino, che occupava tutto il golfo omonimo e il suo immediato retroterra e possedeva anche gran parte dell’isola d’Elba, governato dai Principi Buoncompagni Ludovisi, vassalli del Re di Napoli, e lo Stato dei Presidi, centrato su Orbetello e il suo circondario, che era invece direttamente sotto la sovranità del Regno di Napoli.

L’isola d’Elba stessa, strategica per la sua posizione geografica e le miniere di ferro, era suddivisa tra il Principato di Piombino, il Granducato di Toscana, che possedeva il circondario di Porto Ferraio, e lo Stato dei Presidi, che deteneva l’enclave intorno alla fortezza di Porto Longone (oggi Porto Azzurro).

L’arrivo delle armate repubblicane francesi nel 1796 scompagina e trasforma la carta istituzionale che siamo venuti tracciando finora. In quello stesso anno i territori del Ducato di Massa e Carrara vengono inglobati nella Repubblica Cispadana, per passare poi alla Cisalpina alla nascita di questa nel 1797. Nel settembre di quest’ultimo anno le truppe Cisalpine arrivarono a Vernio, annettendo il feudo alla Repubblica. Nel 1796 le truppe francesi avevano nel frattempo occupato Livorno, ma il resto del Granducato non aveva subito contraccolpi immediati. Fu solo nel marzo del 1799 che questo venne occupato dai francesi e il Granduca Ferdinando III costretto a lasciare Firenze. L’occupazione ebbe tuttavia breve durata, e già nel giugno di quell’anno le truppe repubblicane si ritiravano dalla Toscana, pressate anche dall’insurrezione antifrancese del “Viva Maria”. Nel Granducato fu stabilita una reggenza che governò per conto di Ferdinando III fino al febbraio del 1801. Dopo la sconfitta della Seconda coalizione con le battaglie di Marengo e Hoenlinden nel giugno e nel dicembre del 1800, infatti, si arrivò alla firma del Trattato di Lunéville (9 febbraio 1801), con il quale l’Imperatore del Sacro Romano Impero acconsentiva a che il Granducato di Toscana venisse tolto agli Asburgo-Lorena, trasformato in Regno di Etruria e rimesso a Ludovico di Borbone-Parma, figlio del Duca di Parma, e marito di Maria Luisa di Borbone, figlia del Re di Spagna Carlo IV. Col trattato di Aranjuez (21 marzo 1081) il Duca di Parma e Piacenza acconsentiva a cedere il proprio stato alla Repubblica Francese (che annetteva così anche i territori toscani di questo), in cambio della concessione a suo figlio del trono d’Etruria.

Col trattato di Firenze (27 febbraio 1801), infine, il Re di Napoli cedette il Principato di Piombino e lo Stato dei Presidi con l’enclave elbana di Porto Longone alla Repubblica Francese, che trasferì la zona di Orbetello al neonato Regno d’Etruria. Porto Longone, invece, rimase alla Francia, insieme alla parte granducale dell’Elba con Porto Ferraio e quella afferente al Principato di Piombino: nel 1802 tutta l’isola d’Elba faceva stabilmente parte del territorio francese.
            Il 27 maggio del 1803 Ludovico I d’Etruria moriva, e la regina vedova Maria Luisa diventava reggente per il figlio Carlo Ludovico, che aveva allora quattro anni.

Nel 1805 la Repubblica di Lucca, già “democratizzata” dai francesi nel 1799, fu trasformata in Principato per volere di Napoleone e affidata, unitamente al Principato di Piombino, a sua sorella Elisa Bonaparte, sposata con l’ufficiale corso Felice Baciocchi. Anche la situazione ingarbugliata del braccio nord-ovest della regione si semplificava: il nuovo principato inglobava alcuni territori (come Massa e Carrara, passate dalla Repubblica Cisalpina allo stato lucchese nel 1806), mentre i rimanenti venivano annessi direttamente all’Impero francese (Dipartimento degli Appennini).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elisa Bonaparte Baciocchi ritratta da Marie Guilhelmine Benoist.

 

 

Il Regno d’Etruria continuò a vivacchiare fino al 1807, stretto in un’Italia sempre più “francese”, governato da sovrani politicamente retrivi, che avevano ristabilita quell’egemonia culturale della chiesa già limitata e regolata in Toscana sin dai tempi di Pietro Leopoldo e economicamente fiaccato e costretto a ricorre al contrabbando per aggirare i divieti imposti alle importazioni di merci dei paesi nemici della Francia e riuscire così a dar fiato ad un commercio ormai asfittico, minato ulteriormente dall’imposizione del Blocco Continentale nel 1806. Alla fine Napoleone, volendo controllare direttamente l’Italia centrale e le sue coste, trovò un accordo con il Re di Spagna: con il trattato di Fontainebleau la regina d’Etruria avrebbe ricevuto il nord del Portogallo in compenso del Regno d’Etruria, che veniva ceduto alla Francia.

Maria Luisa e il figlio Carlo Ludovico partirono alla fine del novembre 1807 e l’ex-Regno, riorganizzato secondo leggi e modelli francesi dalla Giunta di Governo presieduta dal Consigliere di Stato Luc-Jacques-Éduard Dauchy, venne formalmente annesso all’Impero francese con il Senato-Consulto del 24 maggio 1808 e suddiviso nei tre dipartimenti dell’Arno (Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo), dell’Ombrone (Siena e Grosseto) e del Mediterraneo (Pisa e Livorno, con l’isola d’Elba). Prefetti francesi si installarono nei capoluoghi (Jean-Jacques Racault de Reilly, poi dal 1809 Joseph Fauchet alla prefettura dell’Arno Firenze; Guillaume Capelle, poi Michel Goyon dal 1810 a quella del Mediterraneo a Pisa; il cuneese Angelo Gandolfo a quella dell’Ombrone a Siena), le prefetture vennero a loro volta divise in sottoprefetture e le comunità leopoldine trasformate in mairies. Si introdusse anche la coscrizione militare, che obbligava tutti i toscani da 20 ai 25 anni a fornire contingenti di soldati per le leve militari decise dall’Imperatore a servire nei suoi reggimenti, principalmente nel 113° Reggimento di Fanteria di Linea e nel 28° Cacciatori a Cavallo.

Nel marzo del 1809, cedendo ai desideri della sorella Elisa, Napoleone la nominò Granduchessa di Toscana. In realtà la vera autorità rimaneva nelle mani dei ministri a Parigi e dei prefetti nei tre dipartimenti toscani, mentre la granduchessa doveva limitarsi ad esercitare “una sorveglianza generale su tutte le autorità militari, civile e amministrative”. Elisa tenne corte a Palazzo Pitti a Firenze e si impegnò a proteggere e favorire la vita artistica e culturale toscana: personaggio volitivo e dinamico, mal sopportava di dover sottostare in tutto alle disposizioni del fratello e dei suoi ministri.

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pietro Benvenuti, Elisa Bonaparte Baciocchi a corte.

 

 

 

La Toscana, com’è naturale, seguì le vicende dell’Impero francese: il suo territorio venne invaso nel febbraio 1814 dalle truppe napoletane di Murat che, rivoltatosi contro Napoleone, cercava di conservare il trono di Napoli. Il 23 febbraio i murattiani erano a Firenze, mentre Elisa riparava prima a Lucca e poi a Genova. Il 20 aprile il plenipotenziario di Murat e il Principe Rospigliosi, per conto del Granduca Ferdinando III, stipulavano la convenzione che sanciva il ritorno della Toscana sotto la casa Asburgo-Lorena.

Passato anche l’ultimo volo dell’Aquila imperiale nella primavera del 1815, alla conclusione del Congresso di Vienna la carta della Toscana registrò comunque, pur nell’epoca della Restaurazione, una semplificazione rispetto al passato. Elba, Piombino e Orbetello furono definitivamente ceduti al restaurato Granducato di Toscana, i feudi imperiali di Lunigiana e Garfagnana furono soppressi e gli altri passati gli altri sotto la sovranità di Beatrice d’Este Duchessa di Massa e Carrara, con la prospettiva di un trasferimento in tempi brevi al Ducato di Modena. Il Principato di Lucca venne ridimensionato, trasformato in Ducato ed affidato all’ex-re d’Etruria, Carlo Ludovico di Borbone-Parma, con la clausola (stabilita da una revisione del 1817) che sarebbe stato annesso al Granducato una volta che Carlo Ludovico fosse diventato Duca di Parma e Piacenza, alla morte dell’attuale Duchessa Maria Luisa d’Austria, moglie di Napoleone. L’unione definitiva di Lucca al Granducato avverrà nel 1847, alla vigilia di ulteriori sconvolgimenti politici per la Toscana e l’Italia. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.

 

   Simone Bonechi

 

 

 

Bibliografia essenziale:

 

  1. La Toscana dal Granducato alla Regione. Atlante delle variazioni amministrative territoriali dal 1790 al 1990; Regione Toscana - Giunta Regionale; Venezia, Marsilio Editori, 1992.

  2. Romano Paolo Coppini; Il Granducato di Toscana dagli “anni francesi” all’Unità; Torino, UTET, 1996.

  3. Edgardo Donati; La Toscana nell’Impero napoleonico. L’imposizione del modello e il processo di integrazione (1807-1809); due tomi; Firenze, Edizioni Polistampa, 2008.

 

 

 

 

 

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