LE STORIE DEL MEDAGLIERE

 

 

 

 

 

 

 

 

STORIE IN SCATOLA

Due tabacchiere raccontano l’inizio e la fine dell’Impero

1^ parte

 

Gli inizi

“Je jure de maintenir l’intégrité du territoire de la Répubblique, de faire respecter les lois du Concordat et de la liberté des cultes; l’égalité des droits; la liberté politique et civile; l’irrévocabilité des ventes de biens nationaux; de ne lever aucun impot, de n’établir aucune taxe en vertu de la loi; de maintenir l’institution de la Légion d’honneur; de gouverner dans la seule vue de l’intéret, du bonheur et de la gloire du peuple français”, pronunciando questo giuramento, nel primo pomeriggio del 2 dicembre 1804 nella cattedrale di  Notre Dame a Parigi, Napoleone chiuse definitivamente   il periodo rivoluzionario  e si incoronò Primo Imperatore dei francesi.

Annus terribilis il 1804, anno XIII del calendario repubblicano ancora  per poco vigente, nel mese di marzo, viene sventata l’ennesima congiura ai danni del Primo Console, quella di Cadoudal  Moreau e Pichegru, vandeano e realista il primo ex generali repubblicani di talento gli altri due, quest’ennesima congiura, la terza dopo quella giacobina dei pugnali (ottobre 1800) e l’attentato realista  di Rue Saint Nicaise (dicembre 1800) rivelarono, con tutta evidenza, a Napoleone la precarietà della sua posizione e del suo potere e l’instabilità congenita del suo governo stretto nella morsa di una doppia opposizione, realista e giacobina. La conclusione della vicenda con l’esecuzione del Duca di Enghien e di George Cadoudal ed il suicidio in carcere di Pichegru se da un lato mostrarono la capacità di una dura reazione, “terroriser les terroristes”, dall’altro gli alienarono buona parte dell’opinione pubblica interna e quella internazionale.

Consolidare il proprio potere e renderlo ereditario per salvare attraverso di lui gli interessi della Rivoluzione, metterlo al riparo dall’instabilità politica fino a quel momento congenita alla società francese,  gli parve la miglior via per uscire dall’impasse politica in cui si sentiva invischiato.

Spinto da questa necessità e da questa convinzione Napoleone diede avvio ad un lungo Sacre, che si svolse in  varie e successive tappe  per concludersi a dicembre di quell’anno con la fondazione del Primo Impero. Il primo fu un Sacre parlamentare:  il 26 aprile il Senato reclamò l’Impero, il 18 maggio con un suo atto deliberativo,  avente valore di legge,  proclamò Napoleone Imperatore dei francesi affidandogli i destini della Repubblica, prima di questa data e a partire dal mese di aprile una lunga serie di richieste era arrivata in questo senso, alle Camere ed alle Tuileries, da sindaci,  organismi statali nazionali e locali di varia importanza e da alte personalità dell’esercito; seguì un Sacre civile attraverso un plebiscito ed  una consultazione del corpo elettorale; il Sacre militare cominciò il 14 luglio con una prima distribuzione della decorazione della Legion d’Onore a Les Invalides, proseguì il 16 agosto con una ulteriore distribuzione al Campo di Boulogne di fronte ad oltre centomila soldati, il fior fiore dell’Armée, lì convenuti, e si concluse il 5 dicembre a Parigi, al Campo di Marte di fronte all’Ecole Militaire, con la consegna delle aquile ai Reggimenti; il Sacre religioso  il 2 dicembre a Notre Dame concluse questo percorso fondativo, il giorno prima il Senato gli aveva consegnato un provvedimento  col quale veniva riconosciuta  l’ereditarietà della dignità imperiale alla sua discendenza legittima, o dei fratelli Luigi  e Giuseppe nel caso fosse deceduto senza figli. Il percorso del Sacre, sapientemente organizzato, aveva coinvolto nel corso di quasi tutto l’anno, da aprile a dicembre, tutta la società francese,  civile politica  religiosa e militare ma un altro Sacre ben più importante, non   immediatamente  percepibile ma completamente visibile,  aveva preparato e sostenuto l’intera operazione di passaggio  dall’era repubblicana a quella imperiale: il Sacre dell’Immaginario, quella progressiva, scientemente  e sapientemente organizzata, trasformazione visuale dell’immaginario collettivo   culturale ed artistico della società.                                                                                                                                                                                                                                                                  

Jacques Louis David pittore e deputato della Convenzione ed inventore dell’estetica del rigore e della moralità repubblicana ed i giovani pittori della sua cerchia e che gravitavano intorno alle attività del Salon tra i quali basti citare Jean Auguste Dominique Ingres, Dominique Vivant Denon direttore del Louvre e Bertrand Andrieu primo e più importante incisore della Zecca di Parigi, Pierre François Leonard Fontaine e Charles Percier esponenti in prima linea dell’architettura neoclassica ed ispiratori del gusto e dello stile impero, Antonio Canova e Lorenzo Bartolini maggiori interpreti della scultura nelle sue forme rievocanti l’antico,  solo per citare i più importanti esponenti di quella grande congerie di artisti ed intellettuali che affiancarono il nuovo Regime e si cimentarono in ogni campo artistico e culturale per costruire quell’immaginario collettivo, ispirato alla classicità dell’antica Roma ed all’Impero dei Cesari, che fu prima francese e poi di tutta Europa.

Architetture civili e militari, ambienti, dipinti, statue, medaglie, abbigliamento, ritualità statuali e militari, tutto ciò che poteva veicolare un immagine ed un significato fu adattato ad un gusto ed a un’estetica aulica ispiratrice di grandezza, gloria e grandiosità tipica di un tempo e di un potere deciso a celebrare se stesso eternizzando le sue forme. Il titolo stesso di Imperatore e la fondazione dell’Impero sono una derivazione diretta delle istituzioni statuali di Roma antica scelti da Napoleone proprio con l’intento di differenziarsi e di allontanarsi  dalla tradizione monarchica francese, ed ecco che la testa di Napoleone compare sulle medaglie e sulle monete con l’identico stilema che fu di Augusto e dei suoi successori (fig.1), ecco che l’aquila che precedeva sulle insegne le vittoriose legioni di Roma tornò a rappresentare il potere dell’Imperatore e dell’Impero sui vessilli dei Reggimenti francesi, ecco che l’icona imperiale si  corona di alloro ad indicare una diretta continuità con le erme imperiali romane (fig.2).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 2

Due dipinti, entrambi di J.L.David, mostrano con tutta evidenza il cambio di registro avvenuto in quell’anno ed il passaggio dai valori e dall’estetica  che meglio avevano rappresentato il periodo rivoluzionario identificandolo nell’immaginario alla Roma repubblicana ed il nuovo corso imperiale: “Il giuramento degli Orazi” e “Il giuramento dell’esercito all’Imperatore dopo la distribuzione delle aquile” (fig. 3).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 3

 

In entrambi i dipinti l’azione è incentrata, in identico modo, sullo slancio eroico e sulla consegna delle armi, ai tre fratelli da parte del padre così come ai reggimenti da parte dell’Imperatore ma le due rappresentazioni differiscono completamente per il contesto in cui avvengono: un austero scenario delimitato da colonne doriche che meglio rappresentano la scarna e rigorosa virtù repubblicana a fronte di un apocalittico ed apologetico tripudio dell’esercito intorno al suo massimo generale paludato  di ermellino e coronato d’alloro, sullo sfondo le colonne di un tempio sormontate da aquile. La distribuzione delle aquile alle legioni, ovvero ai reggimenti, accompagnato da un giuramento di fedeltà degli ufficiali al comandante supremo ripete un’antica tradizione dell’esercito romano imperiale e qui il significato simbolico vuole essere  estremamente chiaro: dopo Cesare Augusto, dopo la Repubblica l’Impero, dopo il generale rivoluzionario l’Imperatore, dopo Bonaparte Napoleone.

In sintesi, le arti visive, completando un processo avviato proficuamente sin dall’epoca rivoluzionaria, diventano veicolo di uno stretto e diretto significato politico identificandosi alle necessità di autorappresentazione del nuovo regime: le aquile dei reggimenti a ricordo di quelle legionarie, il titolo  di Imperatore dopo quello di Console, successivamente quello di Re di Roma per il figlio ed erede della dignità imperiale, gli archi di trionfo che rinnovano il paesaggio urbano di Parigi a modello di quelli dei fori capitolini, costituiscono agli occhi del popolo francese, ma soprattutto della borghesia principale beneficiaria dell’avvenuta trasformazione istituzionale, tutti simboli di gloria e di potere legittimanti il nuovo corso.

Questa simbiotica compenetrazione di significati e significanti che fa un tutt’uno di visualità/immaginazione e comunicazione politica, divenuta uno stile, lo stile impero, presto diffuso in tutta Europa, la troviamo applicata allo stesso modo in tutte le arti visive, nella grande architettura civile celebrativa, nello studio e nella creazione di mobili per gli interni, nella medaglistica commemorativa come negli oggetti di uso più comune: una tabacchiera, ad esempio. Oggetto popolare e interclassista, usato cioè tanto da soggetti di classe elevata quanto da borghesi e da gente di bassa levatura sociale, sempre a portata di mano, continuamente mostrato a dichiarare apertamente la propria adesione al simbolo veicolato nell’immagine raffigurata sulla sua superficie, pensato per fissare su un supporto materico tra i più diversi, dai metalli preziosi al corno alla radica pregiata o alla carta pesta, un personaggio politico o un avvenimento socialmente e politicamente importante, la tabacchiera rientra appieno tra quegli oggetti capaci di raccogliere e testimoniare un avvenimento, un piccolo condensato di storia e comunicazione.

Quella che prendiamo in esame  risponde esattamente a queste caratteristiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ una tabacchiera in radica di noce, ha una circonferenza  di nove centimetri  ed anche le dimensioni sono indice d’importanza, sul fronte, incastonata sotto vetro e fermata da un anello di ottone, ha  una placca anch’essa in ottone dorato che mostra  Napoleone abbigliato da imperatore romano: seduto su una sedia curule, indossa la lorica ed il cingulum, ha la fronte cinta di lauro e  regge con la sinistra un’asta sormontata da un’ aquila; davanti a lui, stante, una donna panneggiata da un peplo,  la fronte cinta da una corona turrita, la città di Parigi, in rappresentanza della  Francia intera;  alle sue spalle un putto ai remi si accosta ad un approdo fluviale, simbolizzazione del fiume per eccellenza, la Senna, ciò che il Tevere è per Roma, esso ha lo sguardo rivolto dietro di se  fisso su una stella in alto nel cielo: la stella di Napoleone, la sua buona stella, l’astro nascente nel novero delle potenze continentali. Sul margine superiore è inserita la scritta: “Tutela Praesens”; sul margine inferiore:

“EPULUM SOLLEMNE/IMPERATORIS IN CURIA/URBANA FRIM. A.XIII”

Ciò che noi oggi dobbiamo tradurre ed interpretare sarà stato, invece, immediatamente evidente e leggibile tanto all’ideatore dell’iconografia quanto all’acquirente/utilizzatore della tabacchiera così come a chi avrebbe potuto osservarla durante la sua utilizzazione/esposizione da parte del proprietario.

 

Domenico Lentini

 

CONTINUA…

Domenico Lentini

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