LE STORIE DEL MEDAGLIERE

LA VOCE DEL SOUVENIR NAPOLEONIEN

Le Souvenir Napoléonien

Société Francaise d’Histoire Napoléonienne

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Waterloo morne plaine...

 

 

 

La battaglia combattuta a Waterloo il 18 giugno 1815 tra l’esercito francese e quello prussiano-anglo-olandese è stata uno degli episodi clou della storia europea degli ultimi 200 anni, dato che ha visto la fine dell’impero napoleonico e l’ascesa della Gran Bretagna nel mondo per almeno un secolo.

Come si arrivo’ a questa svolta cosi’ drammatica e epocale? Come è stato possibile che un impero enorme come quello napoleonico si sgretolasse in cosi’ poco tempo?

Napoleone, imperatore l’anno prima (1814) dopo tre campagne perse (Russia 1812 – Germania 1813 – Francia 1814) aveva abdicato ed era stato costretto all’esilio all’isola d’Elba minuscolo regno che gli era stato concesso dalle potenze vincitrici (Gran Bretagna – Austria – Russia - Prussia) che nel frattempo avevano  rimesso sul trono di Francia Luigi XVIII, fratello minore di Luigi VXI.

A Vienna qualche mese dopo si era aperto il celebre congresso dove le maggiori potenze europee cercavano di dare un nuovo ordine al vecchio continente dopo diciotto anni di guerre e rivoluzioni. La monarchia dei Borbone pero’  non era popolare in Francia e  dieci mesi dopo il suo arrivo a Portoferraio, il 26 febbraio 1815 Bonaparte lascia l’Elba e sbarca sulle coste francesi (vicino a Cap d’Antibes)  e da lì marcia su Parigi senza trovare ostacoli, dato che tutte le truppe inviategli contro dal re passano dalla sua parte.

Anche il maresciallo Ney che aveva giurato al re di riportare” l’Orco” in una gabbia di ferro, di fronte al suo imperatore si scioglie come neve al sole. Napoleone riconquista il potere con l’aiuto dell’esercito e torna a Parigi. Possiamo parlare di un colpo di stato militare anche se incruento. Cominciano quelli che saranno chiamati i “100 giorni”. L’imperatore trova una Francia molto cambiata e si rende subito conto che non ha piu’ il pieno potere di una volta e che a parte l’esercito e il popolino, in fondo la classe dei possidenti e la ricca borghesia non sono entusiaste del suo ritorno.

Luigi XVIII aveva concesso una carta costituzionale e per non essere da meno anche Napoleone si deve dimostrare liberale promulgando una carta: “L’Atto Addizionale alle Costituzioni dell’Impero”a cui mettera’ mano Benjamin Constant  un antico oppositore Le camere sono infide e le elezioni amministrative e comunali non sono favorevoli ai bonapartisti. La Vandea rialza la testa e si devono inviare truppe per far fronte a questa nuova minaccia.

Ci sono quindi  difficolta’ interne e gravi problemi esterni, dato che le potenze alleate, ancora riunite a Vienna, saputo della sua fuga dall’Elba si sono subito affrettate a dichiararlo “perturbatore della pace”e sono vani tutti i tentativi del nuovo governo di raggiungere un accordo. La guerra è inevitabile. Napoleone sa che se aspetta sara’ travolto dal numero preponderante delle armate nemiche e ,la sua sola possibilita’ è un’offensiva  rapida contro gli eserciti del Duca di Wellington e del maresciallo Blucher che stazionano in Belgio. Batterli separatamente e occupare Bruxelles potrebbe dargli qualche vantaggio per negoziare.

Nel giro di poco tempo crea un nuovo esercito (Armata del Nord) di circa 120.000 uomini ,quasi tutti veterani  che si batteranno con coraggio. Se le truppe sono buone non altrettanto si puo’ dire degli ufficiali, soprattutto gli alti comandi, dato che molti tra i suoi  marescialli sono morti o non hanno risposto all’appello e questo avra’ conseguenze gravi sull’esito della campagna.

In particolare manca il maresciallo Berthier storico capo di stato maggiore e Bonaparte commette il primo errore dando l’incarico al maresciallo Soult che si rivelera’inadatto al compito. Era un abile tattico e avendo gia’ affrontato Wellington in Spagna sarebbe stato piu’ utile averlo come comandante sul campo che organizzatore dello stato maggiore. Il maresciallo Ney comandera’ l’ala sinistra dell’esercito ,ma seppur coraggiosissimo commettera’ errori fatali a Quatre bras e sul campo di Waterloo. Era una testa calda ,e non  un abile stratega. L’imperatore non porta con se Davout (uno tra i suoi uomini migliori) e preferisce averlo a Parigi come ministro della guerra per organizzare la nuova armata.

Non c’è il maresciallo Suchet (sarebbe stato un ottimo capo di stato maggiore) che viene mandato a comandare un fronte secondario al confine con la Svizzera. Nomina Grouchy (comandante di cavalleria) maresciallo ,ma non sara’ una scelta brillante dato che quest’ultimo non aveva mai avuto un comando autonomo e la sua assenza a Waterloo sara’ decisiva. Bisogna anche dire che i rapporti tra i soldati e gli alti comandi non erano ottimali, dato che la maggior parte dei soldati e ufficiali inferiori guardavano ai maresciali con sfiducia, accusandoli di aver abbandonato l’imperatore l’anno prima e essere passati armi e bagagli con il nuovo re.

L’Armata del Nord entra in Belgio il 14 giugno 1815 a Charleroi e cerca di incunearsi tra la armate anglo olandese  e l’esercito prussiano. Piove molto e questo rallenta i movimenti dei soldati e della cavalleria che non possono’ passare tra i campi inondati, ma devono usare le strade. Il maltempo sara’ una delle cause della sconfitta francese ,dato che rallentera’ la marcia di Napoleone e permettera’ a Wellington e Blucher (dopo la prima sorpresa) di difendersi meglio.

Il duca di Wellington è un abile generale, è coetaneo di Napoleone e dopo aver servito in India diviene comandante dell’esercito britannico nella penisola iberica dove sconfigge molti marescialli francesi. E’ molto ambizioso e sa che una  vittoria gli darebbe un prestigio immenso a Londra. Blucher ha settantadue anni ed è un vecchio nemico dell’imperatore (che odia e vorrebbe fucilare), non è un grande stratega, ma il suo coraggio e ardimento sono leggendari. E’ molto popolare tra i soldati ,da essere soprannominato il “Maresciallo Avanti”.

L’esercito prussiano è molto motivato e ha un ottimo stato maggiore comandato da Gneisenau , grande organizzatore. Ney comandante l’ala sinistra francese dovrebbe scacciare i britannici dall’incrocio importante di Quatre Bras e allontanarli ancora di piu’ dai prussiani, ma non ci riesce mentre Napoleone lo stesso giorno (16 giugno) batte, ma non annienta Blucher a Ligny. I francesi vincono, ma non riescono  a sconfiggere definitivamente l’esercito nemico  a cui si concede fatalmente una mezza giornata per ritirarsi. L’inseguimento dei prussiani comincera’ con molto ritardo e questo avra’ conseguenze catastrofiche sull’esito della campagna.

Grouchy al comando di 33.000 uomini non solo non riuscira’ ad intercettarlo, ma non impedira’ neanche il suo ricongiungimento con Wellington a Waterloo. Si parla sempre dello scontro finale, ma come giustamente fa rimarcare il famoso storico inglese David Chandler le battaglie furono tre: Quatre Bras, Ligny e Waterloo e hanno influito in maniera determinante sull ‘esito  della guerra. Ordini confusi, preparazione inadeguata, alti comandi non all’altezza del compito, errori di Napoleone porteranno alla sconfitta definitiva.

Il 18 giugno i due eserciti si trovano di fronte. Napoleone deve ritardare l’inizio della battaglia per permettere al terreno di asciugarsi e consentire ai cannoni di manovrare e questo ulteriore ritardo sara’ fatale. Il terreno non perfettamente asciutto rendera’ i tiri dell’artiglieria molto meno efficaci (dato che le palle invece di rimbalzare affonderanno nel fango). Le cariche reiterate della cavalleria francese e l’ultimo assalto disperato della guardia imperiale non riusciranno a piegare la resistenza nemica e l’esercito tedesco-anglo – olandese resistera’ fino all’arrivo di Blucher che decidera’ le sorti dello scontro arrivando appena in tempo per salvare il duca dalla sconfitta.

Wellington come Napoleone comandera’ la sua ultima battaglia dove perdera’ moltissimi amici e compagni. A Waterloo quindi abbiamo due vincitori, anche se spesso in passato si è cercato di sottovalutare l’intervento prussiano. Il duca di Wellington molto cavallerescamente nel suo rapporto a Londra  sottolineera’ l’aiuto di Blucher e Gneisenau, ma per la Gran Bretagna sara’ lui il solo vincitore. Blucher,coperto di titoli e gloria  morira’ qualche anno dopo.

Napoleone sconfitto lascia l’esercito e torna a Parigi, ma si rende conto che tutto è ormai perduto e allora si arrende agli inglesi (si arrende a un popolo, non a una persona), parte per l’esilio a Sant’Elena e  si  mettera ‘ all’opera per creare la sua leggenda che è arrivata  intatta fino a noi.

 

Massimo Carducci

Rome-Italie Centrale

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